CAPITOLO XIII
MALATI DI ERNIA RISANATI
930 109. Frate Giacomo da Iseo, uomo celebre e famoso
nel nostro Ordine, a testimonianza di quanto gli era accaduto
e a gloria del nostro Padre, rese grazie al Santo per il beneficio
della guarigione. Mentre era ancora fanciullo nella casa paterna,
incorse in una gravissima ferita, dalla quale uscivano in
una posizione che non era la loro le parti nascoste del corpo,
collocate dalla natura nel segreto, e di conseguenza soffriva
molto per quella lesione. Suo padre e tutti i suoi, che sapevano
della cosa, ne erano angosciati e, nonostante il ricorso a
numerosi rimedi, non lo vedevano punto migliorare. Allora
il giovane, per ispirazione divina, cominciò a pensare
alla salvezza della propria anima e a ricercare con spirito
ardente Iddio, che sana i cuori feriti e ne lenisce le piaghe.
Entrò pertanto devotamente nell'ordine, senza rivelare
ad alcuno la propria infermità. Ma dopo qualche tempo
i frati vennero a sapere della infermità del giovane.
Impressionati, avrebbero voluto, benché spiacenti,
rimandarlo in famiglia. Ma l'insistenza del giovane fu tale
da impedire che fosse eseguita la spiacevole decisione. Ebbero
quindi i frati cura del giovane, fino a che egli, sostenuto
dalla grazia e pieno di nobili virtù, assunse tra loro
la cura delle anime e si distinse per l'esercizio della regolare
disciplina. Avvenne poi che, mentre avveniva il trasferimento
del corpo del beato Francesco alla sua sede, egli fosse presente
alle feste della traslazione insieme alla folla. Avvicinatosi
alla tomba in cui riposava il corpo del veneratissimo Padre,
cominciò a pregare a lungo per l'ormai vecchia infermità.
Tutto ad un tratto, in maniera mirabile, le membra ritornarono
al loro posto naturale, ed egli, sentendosi guarito, depose
il cinto, e da allora scomparve interamente ogni dolore.
931 110. Un Pisano, che evacuava i residui della
digestione dalla parte dei genitali, a causa del forte dolore
e della profonda vergogna, prese contro di sé una diabolica
decisione. Travolto da disperazione profonda, decise di non
vivere più oltre e di uccidersi con un laccio. Giunto
il momento, fu tuttavia punto dal rimorso della non ancor
spenta coscienza, e richiamò alla memoria e ripeté
con la bocca, sia pur flebilmente, il nome di Francesco. Subito
ottenne una conversione dalla maledetta decisione ed insieme
l'immediata guarigione dalla enorme piaga.
932 111. Il figlio di un individuo di Cisterna nella
Marittima era afflitto da una spaventosa lacerazione delle
parti genitali, ed in nessuna maniera era possibile contenere
la fuoriuscita degli intestini. Di fatti, anche il cinto,
che solitamente è un buon rimedio per tale infermità,
gli procurava nuove e dolorose lesioni. Gli infelici genitori
vivevano nel tormento e l'orrenda vista di tale male era causa
di pianto a vicini e conoscenti. Dopo aver tentato ogni genere
di cure senza mai approdare a un risultato, il padre e la
madre votarono il figlio a san Francesco. Lo portarono dunque
il giorno di san Francesco alla chiesa costruita in suo onore
presso Velletri, lo deposero dinanzi all'immagine del Santo,
fecero i loro voti e piansero per lui assieme alla numerosa
folla. Mentre veniva cantato il Vangelo e venivano pronunciate
quelle parole: «Ciò che viene nascosto ai sapienti,
è rivelato ai fanciulli», all'improvviso si ruppero
il cinto e gli inutili rimedi. Subito si rimarginò
la ferita e ritornò la desiderata salute. Si levò
quindi un grande grido di lode a Dio e di devozione al Santo.
933 112. Presso Ceccano, paese della Campagna, il
sagrestano di nome Niccolò mentre di mattina presto
entrava in chiesa, per un incidente improvviso cadde così
malamente, che gli intestini gli fuoriuscirono fino al basso
ventre. Alcuni chierici ed altri vicini accorsero e, sollevatolo,
lo riportarono a letto. Giacque egli per otto giorni immobilizzato,
al punto da non riuscire ad alzarsi nemmeno per le proprie
necessità. Furono chiamati i medici e fatte tutte le
cure del caso, ma il dolore aumentava e il disturbo non solo
non guariva, ma si aggravava. Gli intestini fuoriusciti e
nella sede impropria causavano all'uomo tale sofferenza, che
per otto giorni il disgraziato non riuscì neppure a
mangiare. Ormai privo di speranza e destinato a morire, l'uomo
si rivolse a san Francesco. Pregò la propria figlia
religiosa e timorata di Dio, di implorare per lui l'aiuto
di san Francesco. Messasi un poco in disparte la pia figliola
si concentrò nella preghiera, e tra i singhiozzi scongiurò
il Padre per il proprio padre. O mirabile potenza della preghiera!
D'improvviso il padre la richiamò, mentre ella ancora
stava pregando, e le annunziò con gioia l'insperata
guarigione. Ogni cosa era tornata al debito posto ed egli
si sentiva di star meglio di quanto non lo fosse stato prima
della caduta. Fece voto allora di aver sempre come suo patrono
il beato Francesco, e di festeggiare ogni anno il giorno a
lui consacrato.
934 113. Nel paese di Spello un uomo da due anni
soffriva di ernia in modo tale che la massa intestinale sembrava
essere tutta uscita sul basso ventre. Non riuscì infatti
per molto tempo né a contenere il deflusso degli intestini,
né a farli ritornare con l'aiuto dei medici alla sede
naturale. Considerato dai medici ormai senza speranza, si
rivolse all'aiuto divino. Invocò dunque i meriti del
beato Francesco, e improvvisamente s'accorse che ciò
che prima era rotto si era consolidato, e risistemato al suo
posto ciò che si era spostato .
935 114. Nella diocesi di Sora, un giovane di nome
Giovanni era afflitto da tale ernia intestinale che non poteva
essere alleviato da alcuna cura medica. Un giorno accadde
che la moglie si recò ad una chiesa del beato Francesco.
Mentre essa stava pregando per la guarigione del marito, uno
dei frati le disse con semplicità: «Torna, e
dì a tuo marito che faccia un voto al beato Francesco,
e segni con un segno di croce il posto del male!». Ritornata,
essa lo riferì al marito. Egli fece voto al beato Francesco,
segnò il posto della ferita e subito gli intestini
rientrarono al luogo di prima. L'uomo si meravigliò
molto per la rapidità dell'insperata guarigione, e
per constatare che fosse completa, dato che era stata così
improvvisa, cominciò a sottoporsi a vari esercizi fisici.
Il beato Francesco apparve in sogno al medesimo giovane in
preda ad una violenta febbre, e chiamandolo per nome gli disse:
«Non temere, Giovanni, poiché sarai sanato dalla
tua infermità». La massima attendibilità
di questo miracolo viene dal fatto che il beato Francesco
apparve ad un religioso di nome Roberto e richiesto chi fosse,
rispose: «Io sono Francesco, e sono venuto per sanare
un mio amico».
936 115. In Sicilia, san Francesco risanò
pure in modo meraviglioso un uomo di nome Pietro, afflitto
da un'ernia inguinale, quando proprio faceva la promessa di
visitare la sua tomba.